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  respublica [ Libero Pensiero per Libera Politica ]
         

RESPUBLICA
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Riformista, non idealista
Cristiano e laico, non laicista
Consapevole, non conformista
Capitalista, non comunista
Solidale, non compassionevole
Individualista, non egoista
Giurista, non formalista
Appassionato, non estremista
Bellucci, non Carlucci...

respublica@email.it



NON DIMENTICARE, MAI, TOMMY





Elezioni 2006. Io sono qui. E tu dove sei?


29 maggio 2006

1000 DISERZIONI

La notizia da noi non è passata.
La BBC in Inghilterra, invece, gli ha dato il peso che meritava.

Chissà, magari è stato così solo perché si parla della diserzione di 1.000 soldati inglesi, dall'inizio del conflitto iracheno.
Avete capito bene: ho scritto "diserzione". In U.k. si dice "to be absent without leave".

Inutile dire che chiunque preferirebbe assentarsi piuttosto che lasciarci le penne...
Il punto, però, è un altro.
La guerra in Iraq esiste ed è attuale ed è estremamente difficile, dura, sanguinosa.
Soprattutto, la guerra non cesserà dopo la nostra partenza da Nassirya.

Noi Italiani non annoveriamo diserzioni, tra le nostre fila.
Vittime si, ma questo è dovuto al fatto che siamo "collaterali" al teatro del conflitto armato. Siamo alleati logistici.

In questi giorni si discute di ritiro dall'Iraq.
A me pare che questo ritiro sia vissuto troppo egoisticamente. Come se si volesse far finta di non essere mai stati laggiù.
E' tipico delle sinistre estreme ed un po' irresponsabili.
E' pur sempre meglio delle scelte altrettanto irresponsabili di chi ci ha trascinati in questo conflitto, per mero opportunismo politico...

Eppure anche noi dovremo confrontarci con la memoria dei nostri caduti, civili e militari.
La sensazione è che dopo questo "ritiro", nella nostra società resteranno solo le macerie civiche e politiche di quest'avventura.
Un'avventura che è stata vissuta da una parte di noi usurpando il nome della Patria e dall'altra abusando del nome della Pace.

Tutto ciò, senza che nessuno abbia mai avuto l'onestà di dare il giusto nome alla nostra inguaribile vigliaccheria borghese.
---------------
"Borghese" è chiunque, in virtù del proprio stato di benessere e della pigrizia che consegua a tale stato, affronti le decisioni della vita, anche politica e collettiva, con leggerezza e senza sobrietà, quasi fosse un gioco a cui è divertente prendere parte...




permalink | inviato da il 29/5/2006 alle 21:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa



24 aprile 2006

Il terrorismo ferisce la pace di Dahab

Un villaggio di pescatori.
Dromedari e pesci palla.
Tanti turisti, che si perdono nella meraviglia di un paesaggio ed di un mare unici.
E tanta, tanta gente che vive, del piccolo commercio indotto.
Possono ferire tutto questo con le bombe, ma non uccideranno mai il desiderio di vivere e scoprire. Vigliacchi.


                                                                 (Dahab - The Blue Hole)




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18 aprile 2006

Le divisioni che contano...

Mentre in Italia la politica annaspa tra riconteggi, cavilli e fantasiose promesse elettorali fatte ad un paese "diviso a metà", in Medio Oriente si va concretizzando uno degli scenari più temuti e sconfortanti dall'inizio del conflitto israelo-palestinese.
Vincendo le elezioni, Hamas è giunta al bivio: trasformare l'intera Palestina in Stato-Terrorista?
Oppure scegliere la mediazione politica con il nuovo governo Olmert?
L'irrigidimento dell'Europa e degli USA, spingeva verso una soluzione diplomatica: vanamente.
L'attentato kamikaze compiuto ieri da un ragazzino di soli diciotto anni, sembra indicare una chiara scelta di campo.
A questo dobbiamo aggiungere le voci che confermano il sussidio straordinario da parte dell'Iran, alle attività dell'ANP: 50 milioni di dollari, i quali si sommano ad analogo finanziamento da parte dello Stato Arabo del Qatar...

Da mesi, inoltre, sentiamo parlare del pericolo nucleare iraniano.
Ciò che mi lascia davvero perplesso è il fatto che in un primo tempo (e per molti mesi), si sia parlato di un rischio concretissimo ed imminente: "in pochi mesi avranno l'atomica: vanno fermati!".
Queste notizie tambureggianti sembravano il preludio ad un ineludibile intervento militare da parte della comunità internazionale.
Adesso, invece, le fonti americane parlano misteriosamente di 5-10 anni per la realizzazione della bomba iraniana; le fonti russe si limitano a 5 anni, mentre Israele parla di 3 anni... L'opinione pubblica è in balia di questa gestione scellerata del consenso popolare, già trafitta e fiaccata dalla vergognosa scenetta sulle armi di distruzione di massa irachena.
Non è con questo balletto di cifre e previsioni che i leader occidentali potranno preparare le nostre genti ad affrontare un futuro fatto di petrolio a costi elevatissimi, tensioni internazionali permamenti ed interventi militari "inevitabili".
Questi argomenti non possono tradursi in una disputa tra "destra" e "sinistra", ma se la disinformazione e la manipolazione del sapere comune, utilizzato da amministrazioni come quella di George Bush, continueranno senza pudore, l'Occidente corre un rischio gravissimo.
Quello di presentarsi diviso dinanzi alla sfide più delicate di questo XXI secolo: il confronto con le culture orientali, la competizione mondiale globalizzata e la conversione verso
risorse energetiche alternative.

Altro che Italia Divisa! è l'Occidente che deve trovare al più presto una ragione comune!!
Lo dite voi a Prodi e Berlusconi?







permalink | inviato da il 18/4/2006 alle 14:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa



23 marzo 2006

FINALMENTE I DAZI

BRUXELLES - La Commissione Ue ha approvato questa mattina l'introduzione di dazi provvisori per le calzature in cuoio provenienti da Cina e Vietnam. Lo ha confermato una fonte dell'eurogoverno, dopo il via libera alle misure giunto qualche giorno fa dal comitato antidumping europeo. (repubblica.it)

Finalmente la mossa più attesa è arrivata. E speriamo che sia solo l'inizio. L'Europa ha bisogno di impostare le proprie politiche di crescita
anche sul contenimento del mercato cinese, (lontano da noi per standard di qualità nel lavoro e nella produzione).
E' un primo passo, che andrà esteso anche ad altri settori, ma è importante. Adesso è necessario che i singoli Paesi Europei puntino sul rilancio della produttività, anche perché il dazio per definizione è una misura tampone, di efficacia limitata nel tempo, non strutturale. L'importante adesso è che si passi al contrattacco, che in economia significa puntare sul taglio del costo del lavoro in Europa (che sarebbe amplificato dai dazi stessi) e sulla creazione di condizioni di investimento più favorevoli. Infine il rilancio del valore qualità, che ha come presupposto indispensabile la ripartenza dei consumi.
Più soldi alle imprese ed ai cittadini.
E dove i soldi sono pochi - come da noi - ci vuole un surrogato all'altezza: sburocratizzare, snellire le procedure pubbliche ed aumentare le facilitazioni di accesso al credito. Anche i servizi professionali devono essere più accessibili ed a minor costo. Per questo serviva la Direttiva Bolkenstain, di cui però bisognerà fare a meno...

Altrimenti? Beh suggeritemelo voi...




permalink | inviato da il 23/3/2006 alle 15:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (19) | Versione per la stampa



23 febbraio 2006

SERVE UNA MISSIONE DI PACE

Iraq, sciiti contro sunniti
E' guerra: 53 morti in 24 ore

Bagdad, 80 morti
Tra sunniti e sciiti è guerra aperta
(repubblica.it)

Credo proprio che qualcuno dovrebbe intervenire, se va avanti così, presto in Iraq ci sarà bisogno di una missione di pace.




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17 febbraio 2006

LA DIRETTIVA FRANKENSTEIN

Era uno dei pilastri fondativi del Mercato Unico Europeo: la libera offerta dei Servizi.
Era una delle liberalizzazioni più attese, soprattutto dal nostro Paese, che da sempre è incapace di liberalizzare il settore professionale.
Era un'iniziativa che avrebbe dovuto riscuotere un successo "bipartisan" tra le forze moderate di destra e sinistra, e così è stato, solo che DS e FI hanno votato all'unisono il testo, solo dopo averne svuotato il contenuto.
Era la direttiva voluta da Romano Prodi, Mario Monti e Frits Bolkenstein, ma evidentemente solo da loro tre.
Era la speranza dei giovani lavoratori autonomi dell'Europa più povera, ma non per questo meno volenterosa.

ERA, perché oggi non è più.

R.I.P.

La ricordano i cari amici liberali e riformisti, uniti nel dolore riassunto dall'epitaffio accorato di Emma Bonino, nella sua dichiarazione di voto al Parlamento Europeo:

Strasburgo, 16 febbraio 2006

“Ho votato NO al compromesso raggiunto sulla direttiva Bolkestein.
Ho votato NO per ragioni opposte a quelle di coloro che alla sinistra di questo emiciclo hanno mantenuto un NO ideologico, che in definitiva è un NO all’Europa.
La proposta della Commissione Prodi non era frutto di un’invenzione del Dottor Stranamore, ma del Trattato e degli orientamenti emersi da Lisbona.
Cos’è rimasto in piedi?

La libera circolazione non si applica ai servizi d’interesse generale e fuori uno. Idem per i servizi finanziari, ci mancherebbe. Non ai servizi giuridici, non a quelli medico-sanitari, né agli audiovisivi per carità, per quelli fiscali non se ne parla nemmeno, né alle professioni, dovessero offendersi notai e avvocati, e anche per il gioco d’azzardo la pallina della roulette deve essere nazionale. Infine, fuori anche i trasporti, anche se è rimasta, ed è forse simbolico, la liberalizzazione delle pompe funebri.
Quanto alla tanto vituperata clausola del paese d’origine, il testo ne fa fuori il principio e la forza innovatrice che, pure in condizioni diverse, si applica, nei fatti, a tanti altri settori economici.
Oggi vincono gli intereressi corporativi, vince la paura dell’idraulico polacco, vince l’ipocrisia di chi dice che tanto c’è sempre il lavoro nero degli immigrati. Chi perde è l’Europa.”




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26 gennaio 2006

Il dopo Hamas...

Dalle prime reazioni al successo di Hamas nelle elezioni Palestinesi, sembra emergere chiaramente un segnale:

gli Usa hanno ripetuto che (Rice) "hamas è un nucleo terroristico" ed Israele dal canto suo ha confermato, (Olmert) che "non è possibile fidarsi di Hamas".

Di ben altro tenore le reazioni Europee:

1) Il ministro degli Esteri britannico Jack Straw ha dichiarato che "il gruppo estremista di Hamas avra' il sostegno della comunita' internazionale se scegliera' la democrazia invece che il terrorismo".

2) Il ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier, invece ha chiesto ad Hamas di abbandonare la violenza e di cogliere quest'occasione per riconoscere lo stato d'Israele.

3) Il rappresentante per la politica estera e di sicurezza Ue, Javier Solana ha accolto positivamente che i palestinesi abbiano votato "democraticamente e pacificamente", sottolineando che "l'Unione europea ha sostenuto il tranquillo svolgimento di queste elezioni" ed aggiungendo che la "vittoria di hamas apre ad una situazione completamente nuova".

4) Infine i politici italiani: Berlusconi, Casini, Fini, Prodi, Rutelli e Fassini sono praticamente unanimi nell'esprimere "preoccupazione per la vittoria di Hamas", pur se con sfumature diverse.

L'Europa ha secondo me un'occasione unica per diventare protagonista assoluta degli scenari politici mediorientali, anche a dispetto degli USA (oggi impantanati nella politica a senso unico di Bush). Nessun leader europeo, neppure quelli inglesi, ha liquidato il fatto usando l'equazione Hamas = terrorismo.
Questo è un fatto importante, perché Hamas stavolta ha vinto delle regolari elezioni democratiche e parlare oggi di terrorismo sarebbe fuori luogo.

I palestinesi, infatti, hanno scelto di identificarsi democraticamente in Hamas e questo li porterà a decidere responsabilmente del loro futuro e di quello della pace.
Io temo che la scelta per Hamas sia un rigurgito integralista ed antisemita, incoraggiato dalle temerarie uscite del primo ministro dell'Iran.
Tuttavia, è giunta l'ora di scacciare le ipocrisie e di affrontare la realtà senza indugi.
L'Europa (da sempre equanime nella disputa Israelo-palestinese), ha un'occasione importante per diventarne arbitro.
Vediamo se i neoeletti rappresentanti dei palestinesi sapranno capire ed aprire alla diplomazia.




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12 gennaio 2006

La Cina oscura Wikipedia!!

"Il blackout di Wikipedia è l'ultimo e il più clamoroso diktat che la censura di Pechino infligge a Internet. Per sorvegliare l'informazione che circola in rete il governo cinese impiega un esercito di 30.000 tecnici a tempo pieno, assistiti da raffinati programmi di software che "filtrano" le parole, cancellano, censurano, bloccano messaggi o mettono fuori uso interi siti..." (repubblica.it)

Quando si decideranno l'ONU e soprattutto il WTO ad intervenire duramente per evitare che un giorno il mondo intero sia costretto a subire l'influenza di un Paese simile?




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15 novembre 2005

Se finisse la democrazia di INTERNET

Leggo su Repubblica un interessante commento sull'ultimo World Summit of Information Society, che si terrà mercoledì prossimo a Tunisi. La questione sul piatto è davvero rilevante, perché si parla di CHI debba controllare Internet e SE si debba far ricorso ad una gestione decentrata della rete. Uno scenario, quest'ultimo, che significherebbe la possibilità di ogni singolo stato di governare l'accesso alle dorsali mondiali e, di fatto, di gestire in proprio la libertà d'accesso al web.
Il fatto è che Internet è gestita dall'ICANN (Internet corporation for assigned numbers and names), che decide sulla possibilità ad esempio di creare nuovi domini di livello primario (.com, .org ecc...), nonchè sull'accesso stesso delle singole reti "nazionali" alle dorsali condivise.
A porre il problema di togliere agli americani questa potestà sono stati Paesi quali Brasile, Russia e Cina, ma anche Iran, Cuba e Siria!
E' vero che questo controllo in mano ad una sola superpotenza può sembrare anomalo da un punto di vista strettamente "democratico". Ma si tratta di un'impressione, perché il fatto è in realtà culturale.
Gli Usa hanno garantito sin'oggi la libera accessibilità al web, e questo è un dato di fatto. Le eccezioni sono state poche e temporanee (esclusione per un giorno della Libia). Il punto è: consentire la libera gestione a Paesi come l'Iran, ad esempio, o la Cina, di certo implicherebbe una possibilità di controllo molto più invasiva di quelle attualmente possibili. Sarebbe un danno per la speranza di un'informazione libera e liberamente accessibile anche dai Paesi sottoposti a regime non democratico.
Vero che per paesi come il Brasile, il contesto sembra essere quello più generale della separazione di ruoli a livello continentale con i cugini del Nord America. Ma questo sarebbe per tutti un boomerang.
Pensiamoci prima di fare gli antimericani anche su questioni delicate come queste.




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